Omnia Desk
Il giudice dà ragione al proprietario di una pizzeria che pretendeva, dopo la chiusura forzata a causa della pandemia, un risarcimento di 6.000 euro per l'interruzione dell'attività prevista dalla sua polizza assicurativa.
Una sentenza passata in giudicato della Corte d’Appello di Girona del 3 febbraio sta suscitando preoccupazione nel settore assicurativo per i reclami a valanga che potrebbe innescare e le conseguenze che ciò avrebbe sui fondi delle compagnie assicurative, come è già accaduto in Gran Bretagna.
È fonte di preoccupazione la sentenza emessa dalla Corte d’Appello che ha condannato una compagnia assicurativa a pagare 6.000 euro al proprietario di una pizzeria per le perdite riportate a causa della chiusura della sua attività in seguito alla pandemia. La sentenza, non impugnabile, condanna anche al pagamento degli interessi legali.
La decisione è in contrasto con la valutazione iniziale del Tribunale n. 2 di Girona che, con la sentenza del 20 novembre, dava ragione alla compagnia assicuratrice. Il restauratore impugnò quella sentenza. Il suo ricorso d’impugnazione si basava sul fatto che la polizza stipulata prevedeva la copertura del mancato guadagno e fissava un risarcimento di 200 euro al giorno per un massimo di 30 giorni in caso di interruzione dell'attività. La polizza era stata stipulata il 13 febbraio 2020 e l’assicurato era in regola con il pagamento dei premi, secondo quanto indicato nell’atto giudiziario.
 Lo scorso marzo, in seguito al decreto emesso dal governo spagnolo in virtù del quale si disponeva la chiusura totale delle attività di ristorazione a causa del Covid-19, il locale era rimasto chiuso per più di 30 giorni e il proprietario aveva fatto richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa. La società si era rifiutata, sostenendo, secondo la sentenza definitiva che "da nessuna parte nella polizza si indicava che fossero coperti i costi derivanti dall’interruzione a seguito di un provvedimento del governo per pandemia".
Questo argomento portò il Tribunale di Primo Grado a dare ragione alla compagnia di assicurazione. Tuttavia, il giudice Fernando Lacaba Sánchez, che per 19 anni è stato presidente della Corte d’Appello di Girona, ha optato per dare ragione all'assicurato che aveva proposto ricorso. La sentenza genera preoccupazione tra gli assicuratori perché costituisce un precedente che può causare loro una perdita finanziaria inaspettata.
Nella sua sentenza, il giudice Lacaba stabilisce chiaramente che "la questione su cui la corte deve pronunciarsi è eminentemente giuridica e consiste nel determinare se l'interruzione di un'attività di ristorazione a seguito di un decreto emanato dal governo per la pandemia COVID-19, sia o meno coperta dalla polizza assicurativa in oggetto”. Il giudice ritiene che lo sia, e sostiene che "siamo di fronte a una chiara limitazione dei diritti dell'assicurato in un contratto di adesione".
In un altro punto, il giudice ritiene che dare ragione all'assicuratore "significherebbe limitare la copertura attesa dall'assicurato, snaturando l'interruzione dell'attività coperta, in linea di principio, dall'assicurazione stipulata".
Tuttavia, il giudice Lacaba afferma in diverse occasioni che si tratta di una situazione controversa. In questo senso la sentenza non condanna alle spese relative al procedimento di primo grado e sostiene che, al di là di “interpretazioni giurisprudenziali diverse da quelle ora sostenute”, si tratta di una delle prime sentenze che affronta il tema della copertura di un contratto assicurativo e “gli effetti straordinari della pandemia Covid-19".
In questo senso, Lacaba si chiede se "gli assicuratori non debbano contemplare espressamente nelle loro polizze le situazioni pandemiche". Il magistrato fa riferimento inoltre a delle sentenze emesse in Gran Bretagna “sull'efficacia delle moltissime clausole in materia (coperture business interruption) e in Francia". In quest'ultimo caso "con decisioni divergenti".
Sullo sfondo dello scenario venutosi a generare in seguito alla sentenza della Corte d’Appello di Girona, incombe l’ombra del precedente britannico, a cui fa riferimento il giudice Lacaba, e che si stima che costerà agli assicuratori britannici circa 2.000 milioni di euro. 
Dopo le restrizioni imposte dal governo britannico durante la prima ondata, molte PMI con assicurazioni che contemplavano un risarcimento in caso di interruzione dell'attività hanno chiesto tale indennità risarcitoria. La maggior parte degli assicuratori si è rifiutata di pagare nella convinzione che un caso straordinario come una pandemia non era contemplato nella polizza.
In questo caso, l’ente di regolamentazione finanziario della Gran Bretagna, la Financial Conduct Authority, ha sottoposto il caso alla Corte Suprema britannica affinché si pronunciasse in merito. La Corte Suprema, dopo aver analizzato il testo delle polizze, si è pronunciata a favore degli assicurati.

Paolo Ronco

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