Omnia Desk

I negozi online avrebbero dovuto iniziare a pagare dal 1 ° gennaio l'IVA nel paese di destinazione della vendita del prodotto però l'Unione Europea ne ha ritardato l'obbligo. Tutto indica che la modifica inizierà ad applicarsi nel luglio del 2021, anche se la data potrebbe essere nuovamente posticipata.

L'Unione Europea ha deciso di posticipare fino al 1º luglio 2021 l'implementazione del nuovo sistema IVA per l'e-commerce.

l nuovo sistema obbliga gli e-commerce, tra le altre cose, a pagare le tasse nel paese di destinazione (e non nel paese di origine, come succede ora). Tuttavia, la crisi provocata dal Coronavirus ha impedito alle pubbliche amministrazioni degli Stati membri di prepararsi per tempo alla modifica prevista dalla direttiva (UE) 2017/2455 e, di conseguenza, è stata rinviata l'entrata in vigore della normativa.
Nel 2017 il Parlamento europeo ha dato il via libera alla direttiva che cambia completamente il modus operandi delle aziende che vendono prodotti e servizi via Internet . L’obiettivo del regolamento è armonizzare il trattamento dell'imposta nelle operazioni intracomunitarie, cioè tra gli Stati dell'Unione europea. Mettendo così fine alle disuguaglianze che questa modalità di vendita online stava creando tra i diversi paesi.
Attualmente, quando un negozio online vende a un privato all'interno dell'UE, è obbligato ad applicare l'aliquota IVA esistente nel suo paese di origine, indipendentemente dall'aliquota esistente nel paese di destinazione, questo modus operandi sta facendo sì che si diffondano le vendite via Internet dai paesi con aliquote fiscali più basse, a discapito dei paesi con aliquote più elevate". Inoltre, l'applicazione di un’aliquota o di un’altra influisce sull’utile finale ottenuto da un'azienda.
A titolo di esempio, non è la stessa cosa applicare a un prodotto che costa 100 euro, un’aliquota IVA del 21%, come accade in Spagna, o del 17,36% come succede in Belgio, o del 14,53% come a Lussemburgo o del 18,70% come nel caso della Polonia. Per correggere questa disuguaglianza, la direttiva (UE) 2017/2455 stabilisce, tra le altre cose, la creazione di un sistema comune di IVA, in base al quale le vendite degli e-commerce a privati dovranno essere tassate nel paese di destinazione del bene. Tuttavia, in Europa si è ancora lontani dalla sua applicazione.
La direttiva, infatti, potrebbe essere posticipata al 2022.
Sebbene l'ultima decisione nota della Commissione europea è che le modifiche al sistema dell'IVA per l'e -commerce inizieranno ad entrare in vigore il 1º luglio del 2021, in realtà l’applicazione della direttiva potrebbe essere rimandata al 2022.
Una volta confermato che l'implementazione della direttiva (UE) 2017/2455 è stata rinviata al prossimo luglio, "I Paesi Bassi hanno suggerito alla Commissione europea di studiarne una nuova proroga".
In particolare, la proposta dei Paesi Bassi è che "la data di implementazione più vicina che possono impegnarsi a rispettare è il 1º gennaio del 2022. Tuttavia, c'è un blocco di Stati membri - composto da Austria, Bulgaria, Francia e Malta - che preferisce che la normativa entri in vigore il 1° luglio 2021 ”.

Altre novità che comporta il regolamento 

Che le vendite vengano tassate nel paese di destinazione non è l'unica novità della direttiva (UE) 2017/2455 per l'e -commerce. La norma, infatti, ampia e complicata, prevede un'altra serie di novità che riguardano il trattamento del tributo da parte delle imprese che operano online. "Ci sono molte regole e riguardano diversi settori e tipologie di aziende", che comporterà l'entrata in vigore del regolamento per le aziende che vendono online.

Una soglia specifica per le piccole aziende 

Finora, quando un'azienda vendeva in altri paesi doveva attenersi alla soglia prevista da ogni singolo paese, quindi, ad esempio, "se la Germania aveva una soglia di 100.000 euro e l’azienda vendeva per 100.001 euro, doveva applicare l'IVA tedesca, al di sotto di quella cifra doveva invece applicare l'IVA spagnola. Dal luglio del 2021, accadrebbe qualcosa di simile alle piccole aziende che vendono online.
L'Ue ha unificato tutte le soglie a 10.000 euro. In altre parole, tutti i paesi dell'Unione europea hanno la stessa soglia e le piccole aziende che vendono a un paese intracomunitario al di sotto dei 10.000 euro possono continuare a pagare l'IVA del propio Paese. Però se supera tale importo, dovranno iniziare a pagare l'IVA del paese di destinazione del bene.

Il versamento dell’IVA viene semplificato

Per glie-commerce che devono pagare le tasse nel paese di destinazione, il versamento dell'IVA viene semplificato. "Avverrà attraverso un modello di dichiarazione e autoliquidazione delle imposte sui redditi nel Paese in cui si trova. In Spagna dovranno compilare un ulteriore modulo dell'Agenzia Tributaria”.
Si tratta di una novità davvero importante, perché prima le aziende che vendevano online ed erano costrette a pagare le tasse nel paese di destinazione dovevano andare a registrarsi in quel paese per presentare la partita IVA. Il che significava dover trovare un consulente nel paese di destinazione, che questo consulente parlasse entrambe le lingue e si occupasse del pagamento dell'IVA.

Si abolisce l'attuale esenzione dell’IVA per le importazioni di modico valore all’interno dell’UE 

Prima, quando un'azienda importava merci per meno di 22 euro non era previsto nessun tipo di dazi doganali. E poiché ci sono molte merci che non pagano le tasse, l'UE ha introdotto questa modifica in modo tale che le tasse vengano pagate sin dal primo momento.
La riscossione dell'IVA può essere effettuata dagli operatori postali, corrieri espressi e spedizionieri doganali in circostanze specifiche. "Questa novità rappresenta un onere di lavoro in più per loro" e quindi occorre vedere se e come verrà implementata.

Verranno introdotti nuovi requisiti per la tenuta dei registri per venditori e piattaforme.

"In alcuni casi, le piattaforme che fungono da intermediari saranno costrette ad assumersi la responsabilità dell'acquisto di questo servizio e, con ciò, l'onere del pagamento all'amministrazione. Ma questo accadrà solo in determinate circostanze, che non sono per niente chiare nella normativa”.

Ci sono aspetti che non sono chiari

Ci sono degli aspetti della direttiva che non sono chiari: “Non è stato definito in che modo dovranno essere comunicati eventuali errori o problematiche da parte dell'amministrazione del paese di destinazione. Mi manderanno una lettera o una e-mail in sloveno? Sono cose che non sono state regolamentate”.

Paolo Ronco

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