Omnia Desk
I Tribunali inglesi hanno confermato la loro posizione riguardo le clausole contrattuali che vietano la modifica verbale (NOM) e le clausole dell’interezza dell’accordo, nel caso recente di una disputa (NHS Commissioning Board v Vasant (t/a MK Vasant and Associates) and others [2019] EWCA Civ 1245) che vede coinvolti il sistema nazionale sanitario (NHS) ed una clinica odontoiatrica ( Vasant). Sebbene chiaramente non afferente un contratto di appalto, il caso fornisce un utile promemoria dell’interpretazione e degli effetti di tali clausole, che spesso sono incluse nei contratti di appalto.
Il caso riguardava due distinti contratti che erano stati stipulati tra le parti ed un successivo documento di variazione del contratto (Variation Agreement Form, o VAF) che pretendeva di assoggettare i servizi indicati nel secondo contratto ai termini e condizioni del primo. NHS obiettava che il VAF era inficiato da indeterminatezza, in quanto non forniva sufficienti dettagli dei servizi oggetto dell’appalto; mentre Vasant obiettava che il documento aveva effettivamente modificato il primo contratto per assoggettare i servizi da fornirsi al secondo contratto. Il Tribunale in primo grado e la Corte di Appello accoglievano l’assunto di Vasant, con la conseguenza che NHS era vincolato dalle clausole di risoluzione contenute nel primo contratto, le quali operavano sul presupposto di un qualche inadempimento di Vasant, invece che da quelle del secondo contratto, che consentivano la risoluzione mediante preavviso di un mese.
La rilevanza di tale pronuncia nell’ambito dei contratti di appalto sta nel fatto che spesso può capitare che le parti cerchino di modificate i termini del contratto o l’entità dei lavori o dei servizi. Le clausole NOM (cioè di validità delle sole modifiche per iscritto) sono clausole standard in molti contratti di appalto, molte delle quali richiedono che qualsiasi istruzione verbale di modifica dei lavori debba essere confermata per iscritto come parte di una dettagliata procedura di modifica. Tuttavia, cosa accade se una parte agisce in conformità ad una istruzione ricevuta verbalmente ma non confermata per iscritto e si trova a non poterne ricevere il pagamento? Si potrebbe provare a sostenete l’esistenza di un contratto collaterale o che ci fosse una promessa di pagamento implicita. Ed è qui che opera la clausola dell’interezza dell’accordo, la quale ha l’effetto di contenere l’accordo delle parti nei limiti delle sole pattuizioni contrattuali messe per iscritto. La parte che rivendica il pagamento dovrà argomentare di conseguenza che le parti hanno rinunciato al loro diritto di far valere la clausola NOM e la clausola dell’interezza dell’accordo.
Qualsiasi modifica dovrebbe quindi essere apportata con chiarezza, in linea con quanto previsto nel contratto e, forse, in casi analoghi a quello sopra descritto, le parti dovrebbero considerare di redigere un nuovo contratto invece di incorporare gli elementi di un contratto già esistente in un altro.
Nel settore edile, dove spesso l’entità dei lavori contrattualmente previsti è soggetta a variazioni su richiesta verbale, le parti dovrebbero pertanto assicurarsi che la modifica apportata verbalmente sia successivamente confermata per iscritto. Potrebbe essere rischioso l’assunto che, solo perché entrambe le parti hanno concordato verbalmente qualcosa e quindi dato esecuzione al contratto in conformità a quell’accordo, esse abbiano rinunciato ad avvalersi delle formalità relative al contratto scritto.

Nota Importante: l’articolo non è diretto a fornire una guida completa della normativa vigente – in particolare, specifiche problematiche e tematiche trattate nel su indicato articolo richiedono ulteriori e specifici approfondimenti.

Caterina Iodice
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